Viaggio nell’olio di palma: puntata 1 la colazione

Le rivoluzioni sono sicuramente lente ma inesorabili.

Rivedendo il procedimento che ha costretto le aziende a eliminare la dicitura oli vegetali a favore di una più dettagliata ho scoperto che il regolamento (UE) n. 1169 (FIAC)  è stato adottato dal Parlamento e dal Consiglio Europeo il 25 ottobre 2011, entrato in vigore il 12 dicembre 2011 diventato attuativo solo a partire dal 13 dicembre 2014. E solo la prima parte è diventata attuativa, dobbiamo attendere il 13 dicembre 2016 per vedere sulle etichette le dichiarazioni nutrizionali come ci spiega bene il Fatto Alimentare.

Quindi è agli albori di quest’anno che si è scatenata la caccia all’olio di palma. Anche qui inizio un po’ in sordina, poi primi articoli dedicati fino ad arrivare al servizio di report che porta il problema al pubblico generalista e scatena il panico totale.

Di certo con la nuova normativa possiamo sbizzarrirci a fare degli esperimenti che prima non ci saremmo mai sognati. E’ il progresso che avanza? Finalmente stiamo per smettere di ingozzarci senza chiederci cosa le multinazionali ci mettono nel piatto? Sarà l’aria dell’Expo? Solo il tempo ce lo potrà dire. Intanto però, partendo dalla colazione, possiamo fare il semplice giochino della ricerca al prodotto senza olio di palma. Il supermercato è il luogo ideale per la nostra caccia.

E così domenica scorsa, vista una promozione al supermercato, mio padre mi manda a comprare uno dei prodotti che prima di allora avevo considerato il più salutare è anche un po’ demodè per la colazione: le fette biscottate.

Durante un corso di marketing che ho fatto qualche anno fa la discussione aveva affrontato la tematica della prima colazione, quale il prodotto più in? Con nostra grande sorpresa l’esperto ci rivelò che in realtà non sono i biscotti il prodotto più apprezzato dai consumatori per il proprio risveglio, e nemmeno le merendine, men che mai le mie fette biscottate, bensì i cereali, che dall’america hanno conquistato anche i palati nostrani contro il più tradizionale pane e marmellata.

Ma poichè i miei sono ancora legati alla tradizione e contrari alle mode del momento, in casa Panico si è semplicemente passati dal pane alle fette biscottate da inzuppare nel latte.

Ma torniamo al supermercato. Attraverso gli scaffali pieni di merendine e biscotti, orgogliosa di andare verso le mie salutari fette biscottate. Le raggiungo e prendo quelle integrali, penso il non plus ultra del salutismo. Questo prima che mi venisse in mente di girare la confezione e leggere gli ingredienti, al che paura e sgomento: tra gli ingredienti c’è l’olio di palma. Cosa fare?

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Dopo aver superato la paralisi iniziale cerco qualche altra marca, sicura di trovarne qualcuna che non contenga l’ingrediente incriminato. E prendo la prima, la seconda, la terza, le grandi marche, le marche del supermercato, quelle da discount, ma niente: cambiano prezzi, forme e colori ma tutte hanno gli stessi ingredienti.

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E allora ho pensato che forse la causa di tutto questo siamo noi, noi consumatori. Perchè, parlo per me,  sono così tanto abituata al sapore rassicurante delle fette biscottate che magari un minimo cambiamento negli ingredienti avrebbe potuto determinarmi traumi irrisolvibili. E per non provocare tali danni tutte le aziende si sono adeguate alla ricetta che si aspetta il consumatore, un consumatore tanto abituato ai prodotti industriali da non conoscere affatto il sapore delle cose genuine e non appiattite dall’olio di palma.

Poi ho pensato alla colazione dei campioni, di qualche pubblicità fa, che nei rari casi in cui la crema nocciolosa si trovava in dispensa si risolveva in crema all’olio di palma su fette biscottate all’olio di palma. E la cosa che mi ha fatto più tenerezza e un po’ di tristezza è che i miei genitori, convinti di fare cosa buona e giusta per la salute di noi figli, ci hanno fatti passare dai biscotti plasmon direttamente alle fette biscottate senza passare per gli ipercalorici biscotti o merendine.

Morale della favola? Stamattina ho provato a fare un viaggio indietro nel tempo nei racconti di mia mamma, di quando era bambina e mangiava la “frisella spugnata nel latte”. Quindi ho preso il mio bel pacco di friselle comprate al forno di fiducia, dove si fa il pane ancora con la pasta madre, e le ho tuffate nel latte e caffè. Pensavo ci avrebbero messo un bel po’ a spugnarsi, e invece no, hanno preso una consistenza morbida e croccante allo stesso tempo. Un’esperienza che consiglio a tutti di provare.

1 Comment

  1. LORENZ99 Reply

    .HO FATTO QUESTO TEST 2 ANNI FA IN UN IPERMERCATO….E L’ESITO È STATO LO STESSO. ORMAI NON C’È SCAMPO….STANNO ARRIVANDO ANCHE NEI CEREALI PURTROPPO…E NEI TARALLI PUGLIESI.

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