Terzo posto al Social Change Weekend

Social Change Weekend Napoli

La tecnologia è un mezzo non un fine. Se ne parla tanto sul se sia positiva o negativa a priori senza considerare come viene utilizzata. Per me un discorso simile è inutile anche se si è ripetuto nel corso della storia per diversi mezzi. Uno per tutti i soldi.

Un vecchio adagio dice che “senza soldi non si cantano messe”, e in questo tempo di crisi dove capita di vedere anziani costretti a chiedere l’elemosina o rovistare nei cassonetti la cosa è quanto mai vera. Ma poi se hai troppi soldi e non sai che farci anche lì iniziano i problemi, sei  persino costretto a chiamare un personal shopper che ti aiuti a spenderli perchè non sono importanti i soldi in se ma il come li spendo. E allora se vinco un milione di euro alla lotteria penso subito: mi compro un paio di megaville nei posti più In, faccio 3-4 volte il giro del mondo, mi trasferisco alle Hawaii, mi compro una ferrari e uno yatcht , e alla fine se proprio non ho più idee chiamo un personal shopper.

Perchè forse non sono i soldi in se a dare la felicità ma le cose che posso comprare con quei soldi, ma se la pubblicità del noto marchio di carte di credito, che di ricconi se ne intende, ci dice che “Ci sono cose che non si possono comprare” cosa dobbiamo pensare?.

Tutte queste premesse vi chiederete cosa c’entrano col Social Change Weekend. La cosa che è stata subito chiara dalle prime battute di introduzione al lungo weekend che si è svolto dal 27 al 29 marzo nel cuore di Napoli, presso la Fondazione Quartieri Spagnoli, è la dicotomia che c’è stata finora tra il mondo del profit e del no profit. Il mondo del profit ha pensato a fare soldi senza preoccuparsi delle cose che non si possono comprare coi soldi, mentre il mondo del no profit ha pensato alle cose che non si possono comprare coi soldi senza preoccuparsi di quanti soldi servissero.

Facciamo due esempi: io sono un’azienda profit, il mio obiettivo è fare quanti più soldi è possibile cercando di non andare in galera e quindi mi chiedo fino a quanto posso sfruttare le risorse in mio possesso per fare profitto senza essere arrestato. Quanto posso farmi far credito dai miei fornitori senza preoccuparmi di portarli al fallimento? Quanto posso delocalizzare? Quanto posso sfruttare i miei operai? Il successo o meno del mio piano deriva da quanto alla fine ho sul mio conto in banca.

Io sono un’organizzazione no profit e voglio risolvere un problema sociale che affligge un’area. Creo un progetto ad hoc, le spese durante l’attuazione del progetto crescono ma io non me ne preoccupo perchè alla fine l’impatto che il mio progetto avrà non si misurerà sul quantitativo di soldi spesi. Quindi compro attrezzature, chiamo esperti, organizzo laboratori, ecc. finchè mi accorgo di aver finito i soldi, e allora misuro l’efficacia del tutto ma non l’efficienza e la sostenibilità.

Per fortuna oggi sembra nascere una terza via e come sempre il cambiamento è determinato dalla crisi dei due sistemi precedenti. Crisi economica per le aziende e crisi dello Stato che ha chiuso i rubinetti dei finanziamenti per le onlus. La cosa che emerge dai due esempi estremizzati è che ogni sistema dovrebbe imparare qualcosa dall’altro. Ed ecco che nascono le imprese sociali perchè la sostenibilità economica di un’impresa, sia essa profit o meno, è importante come è importante la sostenibilità sociale della stessa.

Il reale cambiamento deve essere auto-sostenibile e non dipendere dalla durata del finanziamento che lo sostiene. Allo stesso tempo è indispensabile il cambiamento di metodologia per far si che i soldi siano il mezzo per raggiungere un obiettivo più alto. Ma soprattutto è necessario un cambiamento di mentalità perchè il tassello più importante del puzzle siamo noi, le persone.  Sono le persone, ne le idee ne i soldi, a fare le cose. Perchè un gruppo di persone motivate insieme troveranno sia le idee che i soldi. E allora ecco spiegato il motto del Social Change Weekend:”Be the Change“, essere il cambiamento.

Una tre giorni intensa che la cosa più preziosa che ti lascia sono gli incontri fatti, le persone conosciute per riflettere insieme su cosa si può fare.

Quindi un grazie preliminare a Marco Meola che mi ha fatto conoscere l’iniziativa, poi un grazie agli organizzatori, agli speakers, ai mentors e a tutte le persone che hanno partecipato alla tre giorni, infine un grazie speciale ai componenti del team Antonio Procentese, Sissa Verde e Chiara Mastrolonardo coi quali abbiamo raggiunto il podio conquistando il terzo posto della competition.

Social-Change-week-teamI magnifici quattro di aicapì al Social Change Weekend

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