Openfoodacademy: #ruralsocialinnovation

ruralsocinn

Siamo al tavolo di lavoro sulla #ruralinnovation qui a #openfoodacademy a Pisa, all’interno dell’lnternetfestival, per discutere di quello che si può e si deve fare per innovare in agricoltura.

 

Sono tanti gli spunti per discutere che ci sono stati dati in questi giorni dai vari speakers e al nostro tavolo abbiamo il piacere di ospitare per la discussione DonPasta, che del racconto del cibo ha fatto la sua ragione di vita e  l’agronomo Damiano Petruzzella, responsabile del progetto Feedingknowledge che insegna ai giovani agricoltori del mediterraneo le tecniche per migliorare e innovare. E proprio da qui inizia la discussione, perché se sono lodevoli le iniziative di redistribuzione di terreni incolti, spesso a questo non si affiancano percorsi di accompagnamento all’imprenditorialità agricola: non basta seminare per raccogliere, bisogna coltivare. Dietro un buon prodotto, soprattutto in un paese come l’Italia, si nasconde un bagaglio di conoscenze e competenze inimmaginabile. E anche una volta raccolto non è finito il lavoro: bisogna vendere. Ci si deve occupare della promozione, della logistica delle spedizioni e di mille altre cose ancora.

ruralsocinn_workinprogress_Pisa_internetfestival_openfoodacademy

Il team per la ruralinnovation al lavoro!

E poi come si può parlare di ruralinnovation se si continuano a vendere prodotti sottocosto cresciuti sul sangue e sudore di lavoratori stagionali a nero sottopagati? L’innovazione di cui ha bisogno l’agricoltura riguarda sia il prodotto che il processo produttivo, la promozione e la distribuzione, e spesso il cammino non è determinata da un progresso, ma a mo’ di gambero è un tornare indietro e recuperare sementi antiche che rischiano di andare perse, un’agricoltura familiare contro l’agricoltura intensiva, un rapporto diretto e personale coi clienti contro l’intermediazione della GDO, tutto per accrescere il potere e la forza contrattuale dei produttori. Prima del prodotto il produttore e la sua cultura. Siamo in un nuovo medioevo: stiamo perdendo la cultura e il sapere del cibo a favore della standardizzazione dei sapori.

 

tavola-finale_openfoodacademy_IF2014

Il ruolo dell’agricoltore resiliente oggi è quello di custode dei saperi e del territorio. I giovani contadini fanno un salto generazionale, recuperando le tradizioni dei nonni, non compresi dai genitori troppo abituati a dare valore ai vantaggi del progresso che ha portato l’abbondanza negli anni scorsi e alla crisi attuale. Un esempio di ciò è nella storia delle produzioni vinicole, dove negli anni passati si è scelto di abbandonare i vitigni autoctoni per quelli internazionali, simbolo del progresso, mentre oggi ci si accorge che il valore più grande che abbiamo è la diversità delle nostre colture e culture, che ci raccontano della nostra storia. Questa la strada per una vera #RuralSocialInnovation

 

Leave a Reply