Openfoodacademy: quale cibo per il futuro?

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Openfoodacademy a Pisa all’interno dell’ Internet Festival. Ok basta inglesismi, cerchiamo di capire meglio: accademia aperta del cibo. Ok una semplice traduzione in italiano non ci aiuta. Partiamo dal problema: l’Italia è in crisi,il sogno americano è stato sostituito dal sogno della startup all’americana, ma in un contesto come il nostro che non è la Silicon Valley è un sogno condannato spesso a rimanere tale. Allora cosa ci resta?

Gli amici di Ruralhub se lo sono chiesti ed hanno scoperto qualcosa di molto interessante: le persone più innovative che rimangono in questo paese sono i giovani contadini, che dopo magari una laurea in scienze politiche o comunicazione ritornano alla terra con una consapevolezza nuova, rivoluzionando i vecchi schemi e facendo finalmente approdare l’arca di Noè della sapienza agricola sul web. Un nuovo modello di sviluppo è possibile e necessario e deve per forza di cose cambiare gli schemi del passato. Siamo qui per questo infondo, nel nostro Geoide dell’innovazione all’internet festival di Pisa.

 

Pisa_openfoodacademy

 

Pensiamo a come funziona oggi tutto quello che gira intorno l’industria del cibo. La qualità del prodotto non costituisce il valore maggiore, il valore che il consumatore acquista dalla GDO come ci dice in modo chiaro Alex Giordano è la logistica, il brand e la finanza. Il valore è avere un prodotto sotto casa che abbiamo visto in pubblicità, non un prodotto di buona qualità. L’aspetto finanziario è ancora più interessante, la GDO è in sostanza una banca che funziona al contrario: prende cash alla cassa da noi e dilaziona i pagamenti ai fornitori per periodi lunghissimi in sostanza schiavizzando i produttori che sono costretti a sottostare a qualsiasi dictat pur di sperare di vedere arrivare il pagamento dovuto.

Allora come cambiare? Prima di tutto al centro il prodotto, un prodotto di qualità che viene valorizzato da una logistica che si trasforma in disintermediazione, brand che si trasforma in storytelling e finanza che si trasforma in redistribuzione per la comunità del cash che non va più ad arricchire grandi catene multinazionali di GDO ma resta all’interno della comunità.

Questo il modello suggerito dagli studiosi di Ruralhub per il futuro, questo il modello che ci piace e che vogliamo contribuire a diffondere e sostenere. Questo ci sembra l’unico modo per sviluppare vantaggi per l’ambiente, l’agricoltura, l’alimentazione, la salute e l’economia.

ruralsocinn

 

 

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