Dove nasce il cibo

mele

Era da tempo che non facevo un giro al mercato rionale. Quando ero piccola ci andavo frequentemente, soprattutto d’estate per aiutare mio padre col suo bancone di abbigliamento. Una vita faticata non c’è che dire: ti alzi alle 6, porti il camion al mercato, monti gli “stand”: ombrellone, tavoli, cassa ecc.; scarichi la merce e poi inizia la giornata. Si deve essere pronti  già alle 8:30 per le prime clienti, le mattiniere, decise che vogliono scegliere con calma e per questo preferiscono scendere presto la mattina in modo da non trovare calca. Poi si deve aspettare l’orario di punta dalle 10-10:30 fino a mezzogiorno. Questa è la fascia oraria che ti mette veramente alla prova: gente che si accalca, signore che sbraitano, contrattazioni sul centesimo che manco alla borsa di New York. Poi dopo mezzogiorno ci sono le ritardatarie, quelle che si svegliano tardi o che scendono per sperare di fare l’affarone soprattutto al banco frutta e verdura, quando i mercatari pur di togliersi le ultime casse di verdure  svendono, quasi regalano. Nell’arco della giornata infatti ci sono delle variazioni di prezzo soprattutto per la merce fresca impressionanti. Le signore mattiniere di cui parlavo prima scendono presto da casa per accaparrarsi i “pezzi migliori” anche se a prezzo pieno, le ultime invece, quelle che arrivano a orario di pranzo cercano di risparmiare il più possibile a costo di accontentarsi di ciò che rimane.

Ma la mia esplorazione questa mattinata non era dedicata alle ricerche antropologiche o economiche, volevo scoprire qualcos’altro: da dove proviene il cibo?. Oggi grazie alle nuove norme sulla tracciabilità su ogni alimento che viene venduto deve essere indicata la provenienza,  detto ciò non voglio almeno in questo post affrontare il tema sul cosa dovrebbe essere fatto per legge e cosa invece viene realmente fatto,  ma passiamo ai fatti.

Sul banco vedo tanta frutta e verdura: pomodori, insalate,  carote, cetrioli, zucchine, melanzane, ma la cosa che mi colpisce e la varietà di frutta: mele, presenti ormai in qualsiasi periodo dell’anno vista la loro capacità di conservazione, albicocche, nespole e kiwi. Alle albicocche e alle nespole sono particolarmente legata visto che mia nonna ne aveva diverse piante che andavo a raccogliere quando ero piccola, ma la sorpresa viene quando leggo la provenienza, albicocche per fortuna da un produttore di Somma Vesuviana, la qualità è quella detta Pellecchiella, taglia grande buccia rossicia, ma sugli scatoli delle nespole, anche loro molto grandi a differenza di quelle che coltivava mia nonna leggo provenienza Nuova Zelanda, e lo stesso per i kiwi. Ora se mi è facile immaginare il percorso delle albicocche da Somma Vesuviana al mercato di Castel di Cisterna mi è molto più difficile immaginare quello di nespole e kiwi che come clandestini su barconi hanno attraversato l’oceano per arrivare intatte fin qui in un caldo giorno di metà giugno, ancora belle e appetitose. Come è possibile tutto ciò?

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